Due morti, 52 feriti e un’inchiesta aperta: cosa emerge davvero dalle indagini preliminari sull’incidente di via Mecenate
Il 27 febbraio 2026, poco dopo le 7 del mattino, un convoglio della linea 9 è deragliato in via Mecenate, a Milano. Il bilancio è pesante: due persone morte sul colpo, 52 feriti, di cui 15 in condizioni gravi.
Il mezzo coinvolto è un Tramlink Serie 6500 prodotto da Stadler Rail, entrato recentemente nella flotta di ATM. Il primo carro ha urtato le barriere in cemento ribaltandosi parzialmente. La zona è rimasta bloccata per ore mentre i soccorsi del 118 e l’elisoccorso intervenivano per estrarre i passeggeri.
Ma oltre alla cronaca, oggi il punto centrale è uno: cosa non ha funzionato?
I dati della scatola nera: velocità oltre il limite
Le prime risultanze dell’Event Data Recorder stanno orientando l’inchiesta.
Secondo i dati acquisiti dalla Procura, il tram viaggiava tra i 25 e i 30 km/h nei 200 metri precedenti la curva. Il limite previsto per lo scambio verso il deposito era di 15 km/h.
Non risulta attivato il freno di servizio.
Non risulta azionato lo scambio ferroviario.
L’acceleratore sarebbe rimasto al 40% fino a pochi secondi prima del deragliamento.
Sono elementi tecnici, ma pesano.
Il malore del conducente: spiegazione o concausa?
Il conducente, sessant’anni e trentacinque di servizio in ATM, è attualmente indagato per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni plurime.
Secondo i primi accertamenti medico-legali, poco prima dell’incidente avrebbe subito un trauma all’alluce durante l’assistenza a un passeggero con disabilità. Il dolore irradiato alla gamba avrebbe provocato una sincope vasovagale con perdita transitoria di coscienza. Resta però una domanda tecnica cruciale: se il conducente ha perso conoscenza, perché il sistema automatico non ha fermato il mezzo?
Il dispositivo “uomo morto” sotto esame
Il Tramlink Serie 6500 è dotato di sistema di vigilanza “uomo morto”, che dovrebbe attivare la frenata d’emergenza in caso di incapacità del conducente. La scatola nera non registra frenate automatiche.
Gli inquirenti stanno verificando se il pedale sia rimasto premuto durante la sincope o se vi siano state anomalie di taratura o manutenzione. Un ulteriore elemento da chiarire è il blackout di due secondi della telecamera frontale poco prima della fermata saltata. Non è un dettaglio marginale.
Le verifiche su ATM: sicurezza sul lavoro e turni
L’inchiesta non riguarda solo il singolo lavoratore. ATM, infatti, è oggetto di accertamenti sul rispetto del D.Lgs. 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro. Sono stati sequestrati registri di manutenzione, documentazione sui turni e fascicoli sanitari dei macchinisti.
Si sta verificando:
- la regolarità degli screening medici per gli over 55
- la formazione sui protocolli di emergenza
- la gestione dei turni (il conducente era al settimo servizio consecutivo)
Al momento non emergono prove definitive di carenze strutturali, ma l’indagine resta aperta.
Responsabilità individuale o responsabilità di sistema?
Il conducente è l’unico indagato. Tuttavia l’ipotesi di “concorso anomalo” non esclude responsabilità concorrenti. Le famiglie delle vittime hanno annunciato azioni civili contro ATM, invocando la responsabilità per attività pericolose.
Il punto vero, però, è più ampio. Se un malore può trasformarsi in tragedia, significa che il sistema di sicurezza non è stato sufficiente a neutralizzare l’errore umano. Ed è qui che l’inchiesta dovrà dare risposte: non solo su cosa è accaduto, ma su quanto il trasporto pubblico sia realmente progettato per prevenire il peggio.
