È iniziato ieri mattina alle ore 7 il sciopero di 24 ore proclamato dal sindacato SI Cobas per i lavoratori del servizio di emergenza territoriale 118, gestito in appalto dall’azienda Heartlife Croce Amica Srl per conto dell’ASL Napoli 1 Centro.
La protesta, che si protrarrà fino alle 7 di martedì 31 marzo, denuncia condizioni di sfruttamento, salari insufficienti e violazioni contrattuali che mettono a rischio la dignità dei soccorritori e la qualità del servizio pubblico essenziale.
Infermieri, autisti soccorritori e personale medico si trovano al centro di una vertenza accesissima, culminata dopo tre mesi di procedure di raffreddamento in Prefettura.
L’origine della controversia: dal confronto nei tavoli di conciliazione alle decisioni imposte unilateralmente
Tutto ha avuto inizio con una lunga serie di incontri in Prefettura, l’ultimo dei quali si è tenuto mercoledì 18 marzo. Qui si è chiusa la procedura di raffreddamento per la vertenza riguardante i circa 100-150 lavoratori impiegati nel servizio 118 di Napoli Centro.
SI Cobas, sindacato di base noto per le sue battaglie contro lo sfruttamento negli appalti pubblici, ha rivendicato fin dall’inizio l’applicazione del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) di categoria specifico per i servizi di ambulanza, come previsto dal capitolato di gara. Invece, Heartlife Croce Amica, con il supporto dell’UGL, ha imposto a tutti i dipendenti la firma di una “conciliazione tombale” come condizione imprescindibile per concedere aumenti salariali minimi.
La cifra proposta? Appena 100 euro netti all’anno, una miseria lontana dalle richieste sindacali di adeguamenti sostanziali per allineare i compensi a standard dignitosi. “Si tratta di un ricatto inaccettabile”, tuona il comunicato di SI Cobas, che accusa l’azienda di umiliare i lavoratori costretti a scegliere tra fame e silenzio.
Peggio ancora: chi ha osato rifiutare la firma si è visto sottrarre dalle buste paga l’importo del rimborso spese forfettario, finendo con stipendi mensili intorno ai 1.200 euro lordi. Per professioni ad alto rischio come quelle degli autisti soccorritori e infermieri del 118, esposti a turni massacranti, emergenze notturne e contatti con pazienti critici, queste retribuzioni rappresentano una beffa.
“Siamo sottopagati e sotto-inquadrati”, gridano i lavoratori, che denunciano anche carenze di personale e mezzi obsoleti, aggravate dai tagli cronici al sistema sanitario campano.
Il ruolo controverso di ASL Napoli 1 Centro: vigilanza mancata e impegni disattesi
Al centro della bufera c’è l’ASL Napoli 1 Centro, stazione appaltante primaria, accusata da SI Cobas di essere la “prima responsabile” della miseria salariale. Secondo il Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023), l’ente pubblico ha l’obbligo di vigilare sulla corretta applicazione delle condizioni economiche e normative da parte dell’affidatario.
Heartlife, vincitrice della gara proprio grazie a ribassi economici aggressivi, avrebbe applicato il CCNL Multiservizi, un contratto “al ribasso” tipico degli appalti low-cost, invece di quello dedicato al settore sanitario-emergenze.
A fine dicembre, in Prefettura, l’ASL aveva assunto un impegno solenne: definire un iter condiviso con i sindacati per allineare i contratti al prossimo bando di gara. Impegno disatteso per oltre due mesi, con l’azienda che ha proseguito indisturbata. “L’ASL ha guardato per più di due mesi senza intervenire”, denuncia SI Cobas, puntando il dito su un sistema di appalti opaco che privilegia i profitti privati a scapito dei lavoratori e dei cittadini.
Questa non è una vertenza isolata. Lo scandalo degli appalti nella sanità campana – denunciato anche alla Giunta regionale guidata da Roberto Fico nelle scorse ore – coinvolge migliaia di precari in tutta la regione. Appalti al ribasso portano a catene di subappalti, dumping salariale e precarietà, con ricadute nefaste sulla qualità dei servizi: ambulanze in ritardo, personale esausto e un SSN (Servizio Sanitario Nazionale) al collasso.
Impatto sul servizio essenziale: continuità garantita, ma a caro prezzo
In questi mesi, nonostante i soprusi, i lavoratori hanno garantito la continuità del servizio 118, evitando che le conseguenze si scaricassero sui napoletani già provati da inefficienze croniche e tagli lineari. Napoli, con i suoi picchi di emergenze (traffico caotico, povertà diffusa, invecchiamento della popolazione), dipende dal 118 per migliaia di interventi annui. Uno sciopero qui non è astratto: significa ritardi in ambulanze per infarti, incidenti o urgenze pediatriche.
SI Cobas assicura che le astensioni saranno mirate, con presidi e picchetti davanti alle sedi operative di Heartlife (via Toledo e altre postazioni). Ma il messaggio è forte: “I lavoratori hanno una dignità. Non possono più accettare salari da fame per arricchire i privati”. La mobilitazione si allarga al sindacalismo di base, con appelli alla cittadinanza per una “battaglia di civiltà” contro gli appalti al ribasso.
Contesto regionale: appalti sanitari sotto accusa in Campania
La Campania è un caso emblematico di privatizzazione selvaggia nella sanità pubblica. Dal 2020, post-pandemia, gli appalti per ausiliari, pulizie e trasporti sanitari sono esplosi, spesso vinti da cooperative con legami opachi. Heartlife Croce Amica, srl campana specializzata in servizi di ambulanza, opera in vari appalti ASL, ma la vertenza napoletana evidenzia criticità sistemiche: CCNL Multiservizi applicato a sproposito (retribuzioni base intorno ai 1.100-1.300 euro), mancata vigilanza e ritardi nei pagamenti.
Dati ISTAT e INPS mostrano che in Italia i lavoratori degli appalti pubblici guadagnano il 20-30% in meno rispetto al CCNL di settore, con tassi di povertà relativa al 15% nel Mezzogiorno. In Campania, il fenomeno è amplificato dalla crisi economica post-Covid e dai fondi PNRR mal gestiti. SI Cobas, attivo in logistica e sanità, ha già vinto battaglie simili (es. appalti Amazon o sanità lombarda), portando a centinaia di regolarizzazioni.
Roberto Fico, presidente della Regione, è stato investito della questione: la Giunta potrebbe intervenire con ispezioni o revoche, ma per ora tace. Intanto, il post virale su Facebook di SI Cobas Napoli ha raccolto migliaia di condivisioni, amplificando l’eco mediatico.
Prospettive e appelli: verso una sanità pubblica riappropriata
Lo sciopero del 30-31 marzo è un ultimatum. SI Cobas chiede: revoca immediata delle conciliazioni tombali, applicazione del CCNL corretto, aumenti salariali dignitosi e un bando di gara trasparente con clausole sociali. L’appello alla cittadinanza è toccante: “Solidarizzate con infermieri e autisti, unitevi per una sanità pubblica di qualità. Basta appalti al ribasso, basta contratto Multiservizi!”.
Per Napoli, città di contraddizioni – dal Vesuvio alle emergenze quotidiane – questa vertenza tocca corde profonde. Garantire diritti ai soccorritori significa servizi migliori per tutti: sostenibilità sociale, non solo ecologica, è il vero motore del cambiamento. Monitoreremo gli sviluppi: nuovi tavoli in Prefettura? Interventi dell’ASL? O un escalation con astensioni prolungate?
In un sistema sanitario già in ginocchio, i lavoratori del 118 non sono eroi silenziosi da sacrificare, ma custodi di vite che meritano salario e rispetto. La palla è ora nelle mani di Heartlife, ASL e Regione: la risposta definirà il futuro degli appalti in Campania.
